Semantica della frase e impatto sul ranking

Può una “parolina” impattare con violenza sui risultati in termini di ranking? 

Si sa che a volte può essere sufficiente una piccola sfumatura, poche lettere per mantenere inalterato il significato di una frase, cambiarne completamente il significato o addirittura dare un senso alla frase stessa. Ma quello che stupisce di più è come questa semplice “sfumatura” possa cambiare completamente il destino di una pagina in termini di ranking.

Non è la prima volta che mi trovo situazioni in cui una “stop word” all’interno della query di ricerca mi “sballa” o mi “aggiusta” significatamente i risultati in SERP. E’ il caso che vi sto per presentare. Si tratta di situazioni in cui Google Hummingbird si esalta sfoderando la spada, altre in cui – nel dubbio – la ripone nel fodero.

Questa osservazione è nata un pò per caso, da un articolo cavia che sto utilizzando per alcuni test sulla semantica. L’articolo oggetto di analisi lo trovate a questo indirizzo (qualcuno dirà: ancora sto cavolo di felino nello spazio! 🙂).

Nell’articolo possiamo individuare alcuni termini chiave che, in qualche modo, lo descrivono:

  • viaggio
  • spazio
  • Marte
  • felino, micio, miao (tutti sinonimi di “gatto” utilizzati per alcuni test sulla semantica)

Gli ultimi 3 li ho messi sulla stessa riga perchè sono “teoricamente” sinonimi della stessa “entità”.

Partendo da questi, ho provato a definire degli ipotetici termini di ricerca per analizzare il comportamento in termini di ranking dell’articolo in esame.

Possibile che la parolina “nello” mi fa rankare meglio “nella” SERP

Voglio partire da una situazione in cui basta veramente poco per ottenere tanto.

Analizziamo i seguenti termini contenenti le parole micio e miao (sinonimi di gatto):

Schermata da 2014-10-05 18:31:17

Quelle che rankano peggio:

  • micio spazio: posizione 30
  • miao spazio: posizione 65

semanticamente non hanno ragione di esistere. Sia per un umano che per un crawler non hanno senso. Sono semplicemente composte da termini singolarmente presenti all’interno del testo dell’articolo: micio, miao e spazio.

Per ricerche simili, il motore di ricerca non può che affidarsi alla ricorrenza dei termini nel testo e vomitare la pagina in SERP incrociando le dita.

Quello che voglio far notare è che la situazione cambia drasticamente se infiliamo la stop word “nello” tra i 2 termini. Entrambe le frasi questa volta assumono un significato:

  • miao nello spazio: posizione 18
  • micio nello spazio: posizione 17

Si tratta di queries che (forse) hanno un senso. Stiamo parlando di qualcosa (micio o miao) che è nello spazio.

I termini micio e miao sono presenti nel testo, la frase “nello spazio” è ricorrente sia nel title che nel testo. Sicuramente quest’ultimo è uno degli elementi determinanti che migliora addirittura di circa 50 posizioni la presenza in SERP.

Possibile che quel poco… fa così tanto!

… ed è possibile che la parolina “su” mi fa andare “giù” di posizioni?

Rimaniamo in tema e vediamo un’altro caso. Anche qui è sufficiente una sfumatura nella ricerca per dare risultati completamente diversi in termini di posizionamento.

Questa volta analizziamo il termine miao (sinonimo di gatto o il gruppo etnico della Cina?) e analizziamo il ranking di queste 2 parole chiave:

  • miao su marte: non presente nelle prime 300 posizioni! 🙁
  • miao marte: posizione 13

1- considerazione

Possibile che il termine “su” fa così tanto la differenza (penalizza) in termini di ranking? Perchè?

Questa la mia spiegazione (… e solo la mia).

La frase “miao marte”, così come la leggiamo, non ha alcun significato nè per noi nè per il motore di ricerca. In questo caso si arrangia e presenta tra i risultati una pagina che, in qualche modo, ha a che fare con questi 2 termini “presi singolarmente”.

Della serie:

Non ho capito un ca**o, ti dò questa pagina e incrocio le dita!

E’ un caso in cui l’algoritmo si arrende e infila la spada nel fodero. 🙁

Ma se infiliamo in mezzo ai 2 termini la particella “su”, “Miao su Marte” cambia completamente il significato: ci stiamo riferendo a “qualcosa” (ammesso che Google abbia capito di cosa stiamo parlando) che è “sopra il pianeta Marte”.

Come ha potuto ragionare il motore di ricerca? Una ipotesi è questa:

“Adesso ho capito cosa stai cercando! Un gatto o un gruppo etnico della Cina (i Miaio) su Marte. Peccato però! Non trovo nulla che sia perfettamente pertinente con la tua richiesta”.

E’ il caso in cui l’algoritmo estrae la spada dal fodero! 🙂

A quanto pare però, l’articolo in esame non viene considerato sufficientemente pertinente con la query di ricerca, ovvero non ci sono sufficienti elementi on-site e off-site che gli consentano di rankare.

E poi… che fine hanno fatto i sinonimi?

Ecco l’ultima considerazione.
Qualsiasi ricerca in cui sostituiamo micio, miao o felino con il sinonimo “gatto” non ranka!
Eppure gatto è un sinonimo! Vuoi che Google non sia in grado di associare le ricorrenze miao, micio e felino con il termine “gatto”?

3- considerazione

Anche qui provo a dare una spiegazione.

L’articolo non ha un’attendibilità tale da guadagnarsi un’associazione al termine “gatto”.
Vogliamo chiamarla “entità gatto”? Ebbene si! Questo articolo non è riuscito a guadagnarsi questa entità. E’ in un contesto troppo povero per essere premiato anche solo con un semplice sinonimo.

Conclusione sui 3 casi analizzati

Non è la prima volta che mi trovo in situazioni simili: variazioni minime, lievi sfumature nella query di ricerca e la posizione in SERP balla!
La stabilità del ranking dipende molto da quanto il sito web è riuscito a guadagnarsi l’entità in questione, entità che racchiude non una keyphase ma tante frasi chiave con tutte le sue varianti e sfumature.

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